

VITERBO – “Mi trovo a subire una situazione che mai avrei immaginato. Sono stato ucciso mediaticamente. Ho avuto la sfortuna di aver scelto un direttore sportivo che ha portato 6 criminali. Mi rimetto alla vostra capacità di leggere le carte. Rivoglio la mia dignità”.
Così il presidente del Grosseto Calcio, Piero Camilli, condannato in primo grado a cinque anni di inibizione nel processo sul calcioscommesse, davanti alla Corte di giustizia federale nell’aula dell’ex Ostello della Gioventù del Foro Italico, dove ieri si è svolto l’appello.
Al centro dell’arringa difensiva la presunta combine di Ancora-Grossetto e la figura dell’accusatore di Camilli, l’ex direttore sportivo del Grosseto Andrea Iaconi. “Quelle dichiarazioni (di Iaconi, ndr), l'unico che parla di Camilli per via diretta e non de relato – ha detto l’avvocato Grassani - non sono autoaccusatorie in quanto nella prima deposizione in procura federale si diceva all'oscuro di tutto, poi dopo la condanna a 4 anni in primo grado della Disciplinare, Iaconi diventa il collaborante, l'unico soggetto che accusa il Grosseto”.
“Camilli risponde di responsabilità diretta per un illecito di partita per un pareggio di cui non c'entra nulla - ha aggiunto Grassani -. Grosseto aveva avuto 8 partite in danno a questo signore, su 24 punti totalizza 3 per colpa di questo manipolo di infedeli. E improvvisamente alla trentesima di campionato, diventano tutti agnellini e chiedono autorizzazione al presidente? Questa è la classica partita secondo il sistema-Carobbio, questa è l'unica con gli stessi protagonisti ma un copione completamente diverso. È credibile? Questo presidente è negli atti, ha denunciato nel 2009 il comportamento anomalo dei suoi giocatori, ma purtroppo è stato tutto archiviato”.
Di parere opposto il procuratore Stefano Palazzi che ha insistito sulla credibilità delle accuse soffermandosi poi sulla tesi secondo cui Iaconi sarebbe stato animato da un “risentimento” nei confronti del presidente del Grosseto: “Ci sono riscontri formidabili, specifici e puntuali a tutte le dichiarazioni di tutti i personaggi coinvolti. Risulta che Camilli rifiutò richiesta di 100mila euro perché troppo esosa. E la procura ha anche escluso il mandato di Iaconi togliendo l'aggravante (della radiazione, ndr). Ma ci sono altri dichiarazioni: Carobbio e Acerbis che forniscono il quadro complessivo di questa vicenda. Il giudice in materia penale che dice quando le voci sono correnti possono assumere il valore di prova. Non va dimenticato che Grosseto era in ritiro punitivo a Norcia, e non vi era nessun ragionevole motivo della pretesa calunnia di Iaconi. Sappiamo che non basta far venire meno la credibilità del soggetto dichiarante per abbassare la pena. Anche la presenza di Camilli ad Ancona è un fatto anomalo”.
A rappresentare il patron del Grosseto Calcio anche gli avvocati Piefrancesco Bruno ed Enrico Valentini, usciti solo a tarda sera dall’ex Ostello della Gioventù. “Confidiamo che le nostre motivazioni vengano accolte, anche perché di discrasie nella sentenza ne abbiamo trovate diverse”, ha spiegato Valentini, che ha aggiunto: “Il nostro assistito è un assente in tutto il processo, viene tirato in ballo da una persona soltanto con cui, tra l’altro, Camilli ha chiesto più volte un confronto che, tuttavia, gli è stato negato”.
E anche quanti conoscono bene il patron del Grosseto Calcio negano che possa essere stato lui l’artefice della presunta combine. “Ma quando mai? Camilli non è uno scommettitore, non ha mai giocato nemmeno all’Enalotto”, ha riferito un caro amico.
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